#RestiamoConnessi: La storia di Sara e Arianna

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#RestiamoConnessi: La storia di Sara e Arianna

#RestiamoConnessi: La storia di Sara e Arianna

Arianna, ci racconta com’è nata l’idea di aiutare una persona stomizzata a recuperare il rapporto con l’acqua?

Tutto è iniziato dalla richiesta di aiuto di Sara, una giovane donna di 29 anni che, a causa della sua condizione, si è sentita rifiutata la possibilità di accedere alla piscina di un centro sportivo dopo aver espresso la volontà di frequentare un corso di nuoto. Parlandone durante un controllo in ambulatorio l’ho rincuorata e da allora è iniziato un lavoro di ricerca e attuazione per darle la possibilità di svolgere l’attività sportiva, il nuoto appunto.

Non le ho nascosto probabili difficoltà organizzative, date in realtà più dalla sua disabilità motoria che dalla stomia, ma il suo desiderio era assolutamente realizzabile!

Il suo grande sogno di entrare in contatto con l’acqua ha incontrato il mio amore per il mare e la piscina, non mi sembrava possibile limitare un’attività corporea, regalare libertà di movimento al corpo e alla mente, non riuscivo proprio ad accettarlo non solo come professionista ma  soprattutto umanamente.

Ha parlato di “difficoltà organizzative”, quali sono gli accorgimenti che uno stomizzato deve o può avere prima di immergersi?

La prima cosa che suggerisco sempre prima di entrare in acqua é il cambio sacca. A sostegno di questo vorrei aggiungere che bisogna essere spinti dalla volontà di raggiungere un obiettivo, pensare che gli ostacoli, gli imprevisti e i disagi possono cogliere chiunque anche chi non è stomizzato. Il vero segreto è parlarne con chi potrebbe dare delle risposte corrette e aiutare ad affrontare e superare eventualmente delle difficoltà; i “passaparola”, i “ho sentito dire” sono pericolosi e a volte portano i pazienti rinunciare a priori alle loro ambizioni, a maggior ragione nei momenti di fragilità.

Quale beneficio può avere, sulla psiche della persona, riprendere confidenza con l’acqua?

Per chi ama l’acqua come me la risposta sarebbe di libertà, di armonia, di inspiegabile felicità anche nei movimenti più semplici, di sublime leggerezza del corpo e potrei continuare all’infinito.

Per stuzzicare la vostra curiosità d’istinto direi “PROVATE “o se credete di avere bisogno “PROVIAMO INSIEME”.

Per chi volesse “Provare insieme”, sappiamo che a breve si terrà un corso a bordo piscina, ce ne parla?

Questo corso nasce dal desiderio di considerare l’esercizio fisico come elemento fondamentale nella ripresa psico-fisica di una qualunque persona sottoposta ad intervento chirurgico. È la mia prima esperienza sul campo dopo aver frequentato un corso simile qualche mese fa.

La scelta di svolgerlo a bordo piscina, invitando le persone a venire ad un corso dove viene raccontata l’esperienza positiva che ho avuto con una ragazza stomizzata che ha espresso il desiderio di tornare a nuotare dopo l’intervento, è stata strategica. Vorrei che alla fine ci fosse tra i presenti anche solo uno di loro desideroso di provare ad immergersi, che in quell’occasione possa dire “perché no, posso provare a regalarmi l’esperienza dell’acqua”, un’opzione che mai avrebbe valutato, che magari era anche balenata alla mente, ma l’aveva accantonata perché considerata irrealizzabile. In quel momento se vorrà, con l’acqua a portata di mano, proveremo insieme. Spero davvero di avere dei buoni feedback, io ci credo!

Grazie Arianna, vogliamo lasciare ai nostri lettori i contatti per chiedere informazioni sul corso?

Lo dico con orgoglio, questo corso ha raggiunto il numero massimo di partecipanti consentiti dalla struttura, ma lascio volentieri i contatti per i prossimi corsi che spero verranno organizzati a breve; il mio cellulare è 333/2008311 – preferibilmente da utilizzare in mattinata tra le ore 11.00 e le ore 14.00 – per eventuali domande rispondo anche nel pomeriggio via Whatsapp appena possibile. Per chi volesse scrivermi invece la mia mail è: arix75@libero.it .

Dott.ssa Arianna Panarelli

Infermiera stomaterapista presso Chirurgia Generale del Policlinico di Bari.

Iscritta alla FNOPI sez. di Bari. 

 

Io sono Sara C. e vi racconto la mia storia.

Ventinove anni e la mia vita è sempre stata legata al piacere di stare in acqua. La mia disabilità non mi ha mai limitata, il mio corpo poteva muoversi liberamente in una distesa azzurra e limpida come una piscina. Appena ho preso coscienza che tutto quello che volevo esprimere con i gesti non sarebbe stato possibile, la mia mente ha cominciato a fantasticare su ciò che sarei voluta essere. Nella tranquillità di quello spazio infinito le mie gambe sembravano disegnare cerchie dar vita a piroette, i miei occhi restavano attoniti e meravigliati nel accorgersi di come anch’io potevo dare movimento armonico all’acqua. Tutto questo dava un aspetto magico alla mia esistenza è il fatto di restare tutto il giorno su una sedia a rotelle non riusciva a turbarmi, perché attendevo con ansia l’attimo in cui mi sarei sentita una sirena e nessuno poteva saperlo o minimamente immaginarlo. Come un fulmine a ciel sereno e una doccia ghiacciata i miei primi fastidi alla pancia, quei dolori lancinanti che in un pomeriggio come tanti, si stavano impadronendo del mio corpo e mi toglievano il respiro.

“Come per incanto ho ritrovato quel senso di libertà, quel calore avvolgente in un posto dove il mio corpo sembrava coccolato da una sacca, come un delfino protetto da una cintura con i superpoteri.”

È successo tutto così in fretta che quasi non mi sembrava reale. Il pronto soccorso, il ricovero in una clinica chirurgica, l’intervento d’urgenza e … alla fine il ritorno in un letto bianco e la scoperta di un sacchetto. Non sono passati molti giorni dalla consapevolezza che qualcosa stesse cambiando…l’arcobaleno di colori che fino ad allora aveva avvolto la mia vita, si era spento e non c’era un solo raggio di sole capace di oltrepassare le mura di quella stanza buia e triste. Quando è arrivato il momento del mio ritorno a casa una mattina di giugno, non potevo immaginare che sarebbe arrivata un’ondata di entusiasmo e un abbraccio caloroso che di lì a poco mi avrebbe catapultato su quel bordo piscina, con lo stesso entusiasmo di un tempo. Un costume più coprente, il pensiero del distacco… ma il desiderio era irrefrenabile. Ho abbracciato il mio coraggio di gomma e sono ritornata in quella distesa umida, dove tutto era visibile e reale. La prima sensazione è stata di libertà è una dolce carezza sul pancino scivolava lungo la gamba, per poi avvolgere ogni centimetro del mio corpo, che per la presenza del sacchetto avvertivo come una nuova sensazione. Ho iniziato ad immergere il viso aiutandomi col movimento delle braccia, i miei piedi vibravano alla ricerca di quel filo d’acqua che il mio sguardo catturava per primo. Come per incanto ho ritrovato quel senso di libertà, quel calore avvolgente in un posto dove il mio corpo sembrava coccolato da una sacca, come un delfino protetto da una cintura con i superpoteri. Nulla al mondo riesce a darmi tanta energia e per chi lo desidera e non trova la forza di provare vorrei dire  “almeno una volta regalati la possibilità di liberare la mente, di farti cullare dalla magia dell’acqua, sostieni con lo sguardo deciso i pensieri curiosi e muoviti trionfante in una distesa azzurra dove tutto può avvenire.”

Sara C.

 

Vuoi segnalarci la tua storia per il progetto #RestiamoConnessi?

Scrivici a redazione@fais.info saremo lieti di valutare i contenutie ricontattarvi prima della pubblicazione.

By | 2018-11-11T17:48:15+00:00 Nov 12th, 2018|Articoli|Commenti disabilitati su #RestiamoConnessi: La storia di Sara e Arianna