Psicologic@Mente

//Psicologic@Mente

Psicologic@Mente

Rubrica Psicologica Fais Onlus a cura della Dott.ssa Emilia Salmin

Gentile Dottoressa,

le scrivo perché sto attraversando un momento critico seguito all’intervento per una stomia a causa di rettocolite ulcerosa resistente alla terapia medica.

Ho 50 anni e vivo con mia madre ottantenne rimasta vedova da 25 anni e da allora mi sono occupato di lei e dell’impresa agricola che mio padre aveva fatto nascere.

Le mie frequentazioni si sono via via ridotte sia per il carico lavorativo e la cura dell’azienda, sia per accudire mia madre che non mi sentivo di lasciare sola.

Da circa dieci anni ho lasciato la campagna per dedicarmi ad altro, dopo un periodo di soddisfazioni ma anche sacrifici e limitazioni. Ho avuto l’opportunità di vendere l’azienda e trasferirmi in città, trovando una nuova occupazione. Per me è stato come ricominciare una nuova vita, con nuove amicizie e più tempo da dedicare ai miei interessi per molto tempo trascurati. Purtroppo la malattia prima e la stomia ora, hanno complicato la situazione.

Alcuni anni fa, infatti, sono comparsi i primi sintomi di rettocolite ulcerosa che mi hanno reso più difficile la possibilità di sentirmi a mio agio con le persone. Il tipo di malattia necessita di particolare attenzione nell’alimentazione per cui ho iniziato a rinunciare a momenti di socialità che diventavano per me imbarazzanti e motivo d’ansia.

Devo dire che la stomia ha risolto quasi totalmente i sintomi che mi avevano portato ad evitare sempre più le frequentazioni, ma vivo con imbarazzo e profondo disagio l’idea di intimità con una persona, consapevole che il tempo passa e che a 50 anni si riducono le aspettative.

Ora la stomia mi ha reso ancora più insicuro e ha aumentato ulteriormente le mie ansie. Mi sono allontanato dagli amici e ho interrotto una relazione affettiva per timore di deludere.

La mia paura è di rimanere solo e di non essere accettato da una donna con cui costruire un legame affettivo ed una famiglia che sognavo.

                                                                                                                                          Michele

Caro Michele,

nella sua storia di vita ci sono stati, indubbiamente, diversi momenti di difficoltà che ha anche saputo gestire con forte senso di responsabilità e generosità, dimostrando di avere risorse personali che  potrà recuperare per gestire la sofferenza che prova in questo momento.

Quello che descrive a proposito dell’isolamento e dell’evitamento sociale come difesa o prevenzione dell’imbarazzo è un aspetto frequentemente riscontrabile in persone affette da rettocolite ulcerosa e, in generale, nelle malattie infiammatorie croniche intestinali che possono interferire con il benessere psicologico e sociale, salvo l’attivazione di efficaci strategie di coping (modalità cognitivo-comportamentale con cui l’individuo affronta un evento stressante e le sue conseguenze emozionali).

Imparare a convivere con tale malattia è un processo complesso, e la cronicità e l’andamento a carattere ciclico ricorrente possono condizionare la vita privata e sociale delle persone colpite, contribuendo a creare una situazione di isolamento e chiusura, ma evitare gli altri o isolarsi accentua la sofferenza.

La scelta che ha fatto in passato di trasferirsi in città e la partecipazione ad alcune attività che hanno permesso di arricchire la sua vita sociale è un esempio di come sia importante impiegare modalità attive di gestione delle difficoltà della vita, contro modalità passive e rassegnate e lo è ancor più in una situazione di malattia.

La malattia apre una crisi nella vita di una persona, crisi intesa come evento di vita che richiede di reagire impiegando risorse psicologiche che non sempre la persona sa trovare dentro di sé. In questo caso è importante avvalersi dell’aiuto psicologico per gestire la sofferenza, adattarsi ai cambiamenti determinati dalla malattia e rimettersi in gioco. Il supporto psicologico consente di guardare il cambiamento non come evento ineluttabile, ma come sfida .

Anche la situazione di crisi che vive attualmente in rapporto alla stomia richiede un processo psicologico di elaborazione e accettazione del cambiamento, per poter meglio gestire la tendenza all’isolamento e il senso di solitudine, riuscendo a percepirsi nuovamente come persona amabile e attraente.

Vuoi raccontare la Tua storia o chiedere consigli alla Dott.ssa Emilia Salmin? scrivi una mail a redazione@fais.info.

Le informazioni saranno trattate in forma anonima e mai cedute a terzi. L’impegno è di dare a tutti una risposta utile a superare un momento di difficoltà.

By | 2019-08-06T20:58:46+01:00 Agosto 12th, 2019|Articoli|Commenti disabilitati su Psicologic@Mente