Ho fatto una scoperta sensazionale: per far vivere una associazione bisogna crederci e lavorare.

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Ho fatto una scoperta sensazionale: per far vivere una associazione bisogna crederci e lavorare.

Articolo a cura di Pier Raffaele Spena – Segretario Nazionale Fais Onlus

Spesso le associazioni di volontariato lamentano la difficoltà ad attrarre nuove persone o a trattenerle per svolgere le attività sul territorio.
La risposta a questo non è automatica, esistono numerosi fattori che determinano questa situazione, alcuni reali, altri di convenienza/consolazione.

Partiamo prima da alcune considerazioni: mettiamoci dalla parte del potenziale volontario e poniamoci la domanda:
perché dovrei iscrivermi ad una associazione? Perché dovrei investire una parte del mio tempo a favore delle attività associative?

Qual è l’impatto del mio eventuale impegno sulla vita di chi supporto e/o aiuto?

In molte associazioni alberga un pensiero non tanto inconscio che si basa sulla convinzione che le persone dovrebbero sostenere o impegnarsi in o per un’associazione solo perché quest’ultima esiste; c’è sicuramente un fondo di verità in questo, ma è anche vero che per ricevere è necessario anche dare. Il concetto sembrerà scontato, ma credetemi non lo è: per avere riscontri bisogna lavorare attivamente sul territorio, essere presenti e ascoltare i bisogni reali delle persone. Solo in questo modo puoi sperare di attrare l’interesse del singolo e la sua curiosità. Vedo molto difficile che il volontario o sostenitore di turno citofoni spontaneamente all’associazione per “donarsi” completamente ad essa; può succedere, ma non mi risulta rientri nei casi frequenti.
E allora che si fa?
Forse un atto di sana autocritica potrebbe aiutare: mi viene spesso riferito che “nonostante i convegni e le giornate organizzate dall’associazione sul territorio poche persone hanno aderito alle iniziative”, magari proviamo a pensare che questo tipo di attività da sole non funzionano, proviamo, per esempio, ad andare in strada a chiedere alle persone di cosa veramente hanno bisogno, potrebbe essere utile diminuire i convegni e aumentare gli incontri di auto mutuo aiuto, ma anche lì le persone devono essere incuriosite e invogliate a venire, difficilmente faranno questa scelta autonomamente, la faranno forse solo se avranno prima incontrato un volontario che li ha prima ascoltati, supportati e capiti in reparto o ambulatorio.

Non voglio scomodare esempi di personaggi illustri, ma sono le associazioni che devono andare verso le persone e non viceversa. Se avviene il processo inverso va bene, ma non si può fondare l’esistenza di questa sul secondo processo.

La ricetta che può forse rispondere alle domande iniziali è di crederci nella causa e lavorare tanto sul territorio, senza mai pensare di ricevere in modo automatico. Non è minimamente scontato che questa sia la formula vincente, ma esistono molti casi di “buone prassi” che vanno in questa direzione.

Se dovessi proprio usare un slogan stra-abusato suggerirei “Meno parole, più fatti”.

Fonte: Linkedin -Pier Raffaele Spena

By | 2019-03-24T16:49:33+02:00 Marzo 27th, 2019|Articoli|Commenti disabilitati su Ho fatto una scoperta sensazionale: per far vivere una associazione bisogna crederci e lavorare.