Comunicare l’incontinenza: ci meritiamo solo un pannolone per la vita?

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Comunicare l’incontinenza: ci meritiamo solo un pannolone per la vita?

In Italia si stima che più di sei milioni di persone siano interessate dall’incontinenza, sia urinaria che fecale. Nonostante i numeri, con molta probabilità in difetto, si tratta di fenomeno di massa che non è mai stato affrontato con la stessa attenzione riservata ad altre condizioni di pari o superiore diffusione.

Lo conferma il fatto che il problema non viene ancora affrontato con i giusti interventi: mancano, infatti, percorsi terapeutici, standard adeguati dei presidi, scarsa quantità delle forniture, tanto per fare qualche esempio. Sarebbe però anche utile investigare su quanto è stato fatto nel campo della comunicazione in questo settore. Contrariamente a quello che si è portati a credere, il mondo dell’incontinenza è ancora da scoprire, esistono molti tabù e falsi miti che probabilmente sono stati concausa dei ritardi che purtroppo registra il settore.

Dopo un’attenta analisi, infatti, emerge una totale assenza di “innovazione comunicativa” nel tempo; se, per esempio, rivediamo gli spot degli anni ottanta sul fenomeno dell’incontinenza, differiscono poco o nulla con quelli degli anni successivi, fino ad arrivare ai giorni nostri. In pratica, nei vari spot di note marche, l’incontinenza è universalmente associata al prodotto pannolino, come se il destino di una persona fosse solo quello di gestire la condizione portando un assorbente per tutta la vita.

E’ tutto qui o c’è dell’altro? Anche chi ha pochi rudimenti in materia, sa che questa è la parte di un tutto che però nel tempo si trasforma e innova, consentendo a molte persone anche di guarire dall’incontinenza. Esistono sicuramente grossi interessi commerciali, ma non possiamo ignorare la realtà attuale e i possibili scenari. Senza addentrarsi in discussioni troppo tecniche, sarebbe utile che emergesse una coscienza critica verso alcune convinzioni che non fanno il bene della persona. I temi sul tavolo sono diversi e tutti molto interessanti, bisognerà individuare quelli più comuni e dare delle priorità. Sicuramente bisognerà far emergere alcune problematiche ancora poco discusse come il fatto che molte persone non sanno ancora interpretare i segnali che annunciano un’incontinenza o che di incontinenza si può guarire.

È chiaro, inoltre, che non è necessario solo sollevare il problema, ma intervenire. Per questo, una delle priorità è sicuramente innovare il messaggio comunicativo, superare il legame inscindibile incontinenza/pannolino e fornire un’informazione più corretta e variegata su come va affrontata e vissuta l’incontinenza. Questo può essere fatto, da un lato, rendendo protagoniste le persone, facendo raccontare esperienze vere, vissute, dall’altro, grazie alla consulenza di esperti, spiegare con un linguaggio semplice e diretto come individuare, gestire e curare il fenomeno. Qualcosa comunque si muove: la regione Veneto, per esempio, ha messo in campo un piano per affrontare il problema e forse si è sulla buona strada. La sfida è trasferire le buone prassi su tutto il territorio nazionale evitando disomogeneità d’intervento. In definitiva, il muro eretto finora non ha consentito di affrontare il problema in maniera organica ed efficace, i tempi però sembrano maturi per cambiare rotta; un rinnovamento è necessario, anche partendo da chi ne ha fatta una missione e forse non è stato all’altezza.

Pier Raffaele Spena

Segretario Nazionale FAIS onlus

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By | 2018-10-30T11:24:43+00:00 ottobre 30th, 2018|Articoli|Commenti disabilitati su Comunicare l’incontinenza: ci meritiamo solo un pannolone per la vita?